Non ci giriamo troppo attorno, o si reagisce o lo stato italiano, muore. Per l'India sono terroristi i nostri due militari che erano di scorta su una nave italiana. Ergo, uno stato sovrano, ha ufficialmente ritenuto terroristiche le forze armate italiane. Non basta indignarsi, bisogna agire con forza adesso contro l'India. Sia a livello diplomatico che commerciale. Ritiriamo subito le forze armate italiane da ogni missione di pace in giro per il mondo se gli organismi internazionali non ci supporteranno. Siamo terroristi per l'India, quindi comportiamoci come tali. Oppure, il governo tiri fuori gli attributi e facciamoci rispettare una volta per tutte. Riportiamo a casa i nostri marò con ogni mezzo e basta con la clemenza. C'è un limite a tutto e questo limite è già stato superato abbondantemente. #marò #Italia
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"Il grande malanno del nostro tempo si chiama ideologia e i portatori del suo contagio sono gli intellettuali stupidi"
"The great misfortune of our time is called ideology and the bearers of its contagion are intellectuals stupid"
Oriana Fallaci
"The great misfortune of our time is called ideology and the bearers of its contagion are intellectuals stupid"
Oriana Fallaci
domenica 9 febbraio 2014
Marò, per l'India sono terroristi.
Non ci giriamo troppo attorno, o si reagisce o lo stato italiano, muore. Per l'India sono terroristi i nostri due militari che erano di scorta su una nave italiana. Ergo, uno stato sovrano, ha ufficialmente ritenuto terroristiche le forze armate italiane. Non basta indignarsi, bisogna agire con forza adesso contro l'India. Sia a livello diplomatico che commerciale. Ritiriamo subito le forze armate italiane da ogni missione di pace in giro per il mondo se gli organismi internazionali non ci supporteranno. Siamo terroristi per l'India, quindi comportiamoci come tali. Oppure, il governo tiri fuori gli attributi e facciamoci rispettare una volta per tutte. Riportiamo a casa i nostri marò con ogni mezzo e basta con la clemenza. C'è un limite a tutto e questo limite è già stato superato abbondantemente. #marò #Italia
mercoledì 22 gennaio 2014
Franco Frattini next Secretary General of NATO ? Probably....
Probabilmente il prossimo 31 luglio avremo un altro italiano ( dopo Mario Draghi alla Bce ) in una posizione di assoluto prestigio internazionale. Si tratta di Franco Frattini, ex ministro degli esteri di due governi Berlusconi e grande conoscitore di politica estera ed europea, che ad oggi è il candidato numero uno a succedere ad Anders Fogh Rasmussen, attuale segretario generale della Nato. Liberale, uomo di centrodestra, ma ben visto da gran parte del mondo politico italiano, Frattini sicuramente, è stato di gran lunga il ministro migliore dei governi Berlusconi. Non a caso la maggior parte dei risultati positivi i governi del Cavaliere li ha portati a casa sempre nella politica estera ( la firma del Trattato di Pratica di Mare nel 2002 tra Russia e Nato è stato il suo fiore all'occhiello ). Frattini ha ricevuto in questi mesi tantissimi endorsement sia dall'Italia ( Monti, Letta e in particolar modo dalla Bonino ) che dall'Europa ( molte le amicizie importanti per l'ex ministro soprattutto nei paesi ex-sovietici e balcani ). Ma anche oltreoceano la candidatura di Frattini come segretario generale della Nato sembrerebbe essere ben vista. In particolar modo il Canada vedrebbe in Frattini un ottima soluzione per il dopo Rasmussen. Le qualità di Franco Frattini dunque sono riconosciute da molti. E poi lui è tipo intelligente. Ha abbandonato di proposito la politica italiana ( fuoriuscendo dal Pdl un anno fa e dal parlamento ). Ai più il suo addio alla politica attiva ( e al Pdl ) era sembrato un mero calcolo politico per trovare altre strade nel polo centrista di Monti e co. Invece, il lungimirante Frattini, guardava molto oltre. E non schierandosi con nessuno in questi ultimi tempi ha di fatto legittimato se stesso. Con la sua indubbia competenza ( mi viene da pensare come avrebbe trattato il caso dei nostri #Marò ) l'alleanza atlantica sarà in ottime mani.
#Frattini #Nato #Rasmussen
sabato 18 gennaio 2014
Caso Marò, il capo d'imputazione non deve nascondere i fallimenti del governo italiano
Si discute in queste settimane se l'India alla fine applicherà o meno la legge anti terrorismo nei confronti dei due Marò italiani. E con essa dunque, in caso di condanna, l'eventuale pena di morte o no. L'Italia è un paese strano, il patriottismo non è mai stato il nostro forte, ed il governo Monti prima, e quello Letta oggi, lo sta dimostrando ancor di più. La questione dell'applicabilità o meno dela pena di morte è il classico specchietto per le allodole. Il punto invece è uno solo: i nostri marò, innocenti o meno, non possono essere processati in India. E basta. Al di là quindi del merito delle accuse mosse ai due fucilieri italiani, andrebbe sempre e comunque ricordato che si stanno violando tutte le norme, italiane ed internazionali. I marò rappresentano lo Stato Italiano e questo, da parte dell'India, è un attacco alla nostra sovranità nazionale. Non possono essere processati in India e basta! Ma non bisogna però illudersi. Non siamo cittandini americani e i nostri soldati non sono militari dell'esercito a stelle e strisce. Tutti ricorderanno Ustica o più di recente la liberazione di Giuliana Sgrena ( ingrata ) finita con la morte di Antonio Calipari. Senza dimenticare il caso della stessa India ( analisidifesa.it): è l’estate del 2008 quando scoppia lo scandalo che coinvolge i caschi blu delle Nazioni Unite. Mentre i soldati uruguaiani preferiscono trafficare in oro e altri metalli e quelli senegalesi vendono gli aiuti umanitari al mercato nero, gli indiani preferiscono sfruttare la loro divisa per soddisfare le loro voglie represse. Donne e bambine picchiate, stuprate, costrette a prostituirsi. L’inchiesta dell’Onu e quella delle autorità del Congo individua senza ombra di dubbio i responsabili: sono i caschi blu che vengono da Nuova Delhi: 12 ufficiali e 34 soldati del 6° Battaglione Sikh schierato nel contingente Onu nel Nord Kivu. Sotto accusa anche il maggiore dell’esercito indiano RR Ghumman appartenente al Battaglione fucilieri Jammu e Kashmir. Un barattolo di latte in polvere, un sacco di riso per comprare una ragazzina e trasformarla nel passatempo della truppa. Alcune piccole erano state attratte nel girone infernale della caserma del contingente indiano in cambio di un biscotto e una tazza di latte. I soldati più generosi le davano un dollaro. «One dollar baby» erano chiamate dai caschi blu, e così il contingente internazionale si comportava allo stesso modo delle milizie che erano andati a fermare. Nel mirino dei soldati indiani finiscono anche bambini di sesso maschile sodomizzati a turno dai soldati che avrebbero dovuti proteggerli proprio da questo tipo di violenze. Secondo l’inchiesta delle autorità congolesi e delle Nazioni Unite, i bambini venivano adescati per fare sesso e per convincere sorelle e madri a prostituirsi in cambio di cibo. Lo stupro è un crimine che proprio il Palazzo di Vetro ha inserito tra i crimini contro l’umanità insieme al genocidio quando assume contorni così vasti e quindi sottoposto a giurisdizione internazionale davanti alla Corte dell’Aja. Le autorità congolesi chiedono di processare i responsabili. Raccolgono, tra le altre prove, il Dna dei tanti bambini della fisionomia indiana che ormai scorrazzano numerosi per le strade di Kinshasa. L’Onu coinvolge nelle indagini il National investigating Office di New Delhi. Ma il governo di New Delhi riporta in patria in tutta fretta i militari rivendicando il diritto di sottoporli alla loro giustizia. I soldati di Delhi sono colpevoli di un crimine contro l’umanità commesso in un Paese straniero e quindi dovevano essere giudicati dalla Corte dell’Aja. Ma qual è la giustizia che Nuova Delhi garantisce? Nessuna. Solo due sottufficiali e un tenente vengono processati e condannati a pene irrisorie, per gli altri solo sanzioni disciplinari.
Morale: siamo un grande paese governato da un piccolissimo governo. Vergogna #governoitaliano. #marò
giovedì 9 gennaio 2014
Nella Repubblica Centrafricana campagna di vaccinazioni d’emergenza per 210mila
bambini
Una
campagna di vaccinazioni d’emergenza è in corso a Bangui nei principali
siti di sfollati della capitale, con l’obiettivo di raggiungere oltre
210.000 bambini, sfollati a causa delle violenze. Almeno 7 casi di
morbillo sono stati confermati, 3 dei quali in un sito presso
l’aeroporto di Bangui dove si trovano circa 100.000 persone scappate
dalle violenze.
La
campagna di vaccinazione integrata include vaccini contro morbillo e
polio, con distribuzione aggiuntiva di vitamina A, farmaci vermifughi e
misurazioni per individuare
casi di malnutrizione.
“Sono
presenti tutti gli elementi per uno scoppio potenzialmente mortale di
malattie: campi seriamente sovraffollati, numero esiguo di persone che
hanno ricevuto vaccinazioni
e risorse idriche e igienico sanitarie molto scarse“, ha dichiarato
Souleymane Diabatè, Rappresentante dell’UNICEF in Repubblica
Centrafricana. "Questa è una combinazione mortale per i bambini. Se non
agiamo adesso, potremmo ritrovarci un disastro tra le mani”.
Fino
a due terzi delle persone residenti a Bangui sono state sfollate dalle
violenze nei primi giorni di dicembre. Lo scorso anno oltre 935.000 sono
state sfollate
in tutto il paese. Sono alla ricerca di un rifugio in molte aree che non
sono formalmente dei campi per sfollati.
L’UNICEF
sta provvedendo a fornire la maggior parte dei vaccini e dei materiali
per le iniezioni, oltre che i costi operativi e monitorerà la campagna
che si svolgerà
per diversi giorni in decine di campi in tutta la città. Nel 2013,
nonostante il costante deterioramento delle condizioni umanitarie e di
sicurezza, sono stati vaccinati contro il morbillo circa 500.000 su
800.000 bambini con meno di 5 anni.
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